Senza più paure

Siamo il silenzio che resta dopo le parole, siamo la voce che può arrivare dove vuole, siamo il confine della nostra libertà, siamo noi l’umanità, siamo il diritto di cambiare tutto e di ricominciare, perché ognuno gioca la sua parte in questa grande scena, ognuno ha i suoi diritti, ognuno la sua schiena. Per sopportare il peso di ogni scelta, il peso di ogni passo, il peso del coraggio.” (Fiorella Mannoia)

Martedì 30 marzo e mercoledì 31 c. a., gli alunni delle classi quinte del Primo Istituto Comprensivo, hanno incontrato in classroom l’autrice del libro “Le Valigie di Auschwitz” Daniela Palumbo, giornalista e scrittrice di fama nazionale. Nel 2010 con questo lavoro ha vinto il Premio letterario Il Battello a Vapore. Con delicatezza e usando sempre un linguaggio adatto ai giovani lettori, senza eludere la verità, Daniela Palumbo descrive le paure e le angosce che hanno vissuto intere generazioni perseguitati dal nazismo.

Il libro narra la storia di cinque bambini provenienti da paesi diversi, ma che hanno in comune il fatto di essere ebrei in una Europa razzista e discriminatoria. Ogni storia ha degli elementi in comune, tutti i bambini non comprendono cosa li renda all’improvviso diversi dagli altri e cosa voglia significare essere ebrei per loro che fino ad un giorno prima avevano vissuto le loro vite normalmente senza porsi minimamente il problema dell’essere “diversi”, da chi e in che cosa, poi, era ancora più arduo comprendere! Ogni bambino nel libro fa l’esperienza della paura, della perdita del migliore amico, del doversi nascondere, del dover leggere nei volti e nei cuori dei propri genitori che in fondo in fondo qualcosa è cambiato, perché i loro volti non sorridono più e le loro parole hanno cessato di essere pronunciate. Ogni piccolo protagonista vive l’esperienza del sentirsi offeso, ferito, umiliato da chi poco prima consideravano un amico, un conoscente, un vicino di casa e ora, invece, incomprensibilmente ha leso la loro stessa dignità.  Una dignità che sicuramente è stata minata ma non distrutta, significativi sono, infatti, i passaggi in cui Hannah ed Émelin rivendicano con orgoglio l’essere ebree, anche se in fondo in fondo non ne comprendono il vero significato, perché ciò che loro in realtà stanno difendendo è semplicemente se stesse e il diritto di essere considerate come tutti gli altri.

 La lettura, sappiamo, non è un’esperienza che si esaurisce tra le pagine di un libro e gli incontri con l’autore sono un tassello importante per imparare a condividere ciò che leggiamo, divenendo sempre di più lettori consapevoli. Narrare il dolore, l’assurdo, la morte, la malattia è come vincere narrandoli, affermerà Socrate nel Fedone prima di morire. Narrare è vincere il negativo e attraverso la sua oggettivazione noi umani lo relativizziamo. Raccontare è mettere il male a distanza, governarlo, smussarne le punte, toglierne le ostilità che pone nel nostro vissuto. L’uomo è un animale fabulatore per natura ricorderà Umberto Eco, quindi chi narra non solo intrattiene e incanta, ma regala ai protagonisti delle sue storie una nascita. Maria Zambrano scriverà che non si scrive per esigenze letterarie ma per l’esigenza di esprimersi. Il libro Le valigie di Auschwitz ha trasmesso l’esigenza imperiosa del raccontare la vita persa di milioni di bambini divenuti nel tempo “Invisibili”. Quando proponiamo una lettura ai nostri alunni ci poniamo la domanda della cosa gli vogliamo lasciare con questo libro, e spesso la risposta è sempre la stassa: un bagaglio di conoscenze che vada, senz’altro, oltre date simboliche e ricorrenze. Puntiamo a formare menti capaci di riflettere, di esprimere il proprio parere su argomenti forti e significativi che, come questo, rappresentano un obiettivo importante da raggiungere. Da noi i nostri bambini devono ricevere gli strumenti per pensare e pensare criticamente, devono avere il coraggio, oltre al diritto di conoscere cosa è accaduto, di opporsi. Avere il diritto di opporsi, quando una legge, un’azione o un atteggiamento risulta essere ai loro occhi e agli occhi di tutti, impari, discriminatoria del tutto inaccettabile nei confronti di ogni essere umano. La letteratura, così come la storia, Maestra di Vita, ci narrano che a fomentare e a far crescere il clima ostile del nazi-fascismo, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, fu anche il tacito consenso di chi avrebbe dovuto opporsi e non lo ha fatto, così il silenzio, l’indifferenza, il considerare il problema, un problema di altri e non il proprio, ha contribuito a far crescere un clima di odio e di discriminazione nella nostra Europa.  Tornando ad oggi, la battaglia contro il coronavirus è senza ombra di dubbio la guerra che i nostri bambini stanno combattendo con il coraggio e la forza che solo i bambini possiedono, una lotta molto aspra, dura e forte e chissà se noi grandi saremo capaci quanto loro ad uscirne migliori e cambiati. Sicuramente, dalle letture del libro svolte in video lezione, non possiamo dimenticarci della sensibilità con cui sono riusciti a cogliere le difficoltà dei cinque piccoli protagonisti, mostrando di essere cresciuti emotivamente perché pronti ed attenti a cogliere tutto, anche l’inespresso e ad andare oltre al non senso per fermarsi ad ascoltare di più e comprendere, ora più che mai, che non ci si salva da soli! Raccogliamo dunque l’invito che sommessamente emerge dal libro: mettersi nei panni degli altri e difendere con forza e determinazione, senza più paure, il diritto di tutti di essere uguali nel mondo!

I cookie ci aiutano a migliorare il sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network. Cliccando su Accetto, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento si acconsente all'uso dei cookie. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Chiudi