“Rincorrerti è penoso e vano sperare di raggiungerti. Ma forse è per questo che esisti… per appagare l’animo col travaglio della tua ricerca.” Si riferiva alla verità Renata Fonte quando scriveva questa frase riportata da Don Luigi Ciotti nella sua introduzione al libro “Nostra madre Renata Fonte”, oggetto dell’incontro che si è tenuto presso il Cinema Teatro Italia nella mattinata di venerdì 13 maggio. Programmato in collaborazione con la Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, l’incontro è stato rivolto alle classi seconde della scuola secondaria del I Istituto Comprensivo “A. Moro – P. V. Marone”, guidato dal Dirigente scolastico Roberto Cennoma. Le classi sono state destinatarie di un percorso di lettura basato sulla graphic novel di Ilaria Ferramosca e Gian Marco De Francisco, ispirata alla storia dell’assessora neretina uccisa dalla mafia nel marzo 1981, a soli trentatrè anni, per essersi opposta alla cementificazione edilizia di Porto Cesareo. A tracciarne l’alto profilo umano e civile la figlia di Renata Fonte, Sabrina Matrangola, un esempio di quotidiano impegno nel tenere viva la memoria di un sacrificio che non deve rimanere vano.

Una testimonianza tanto lucida e netta nella denuncia, quanto commossa, coinvolgente e capace di far vibrare le corde più profonde di studenti e docenti, che a fatica hanno lasciato il teatro al termine dell’incontro.

 

L’appuntamento si è tenuto a conclusione di un ciclo di tre incontri programmati nell’ambito del Progetto Biblioteca, coordinato da Rossana Casale, docente referente per la biblioteca scolastica, con la collaborazione del dipartimento di Lettere e con il coinvolgimento di tutti i dipartimenti. Tre incontri mossi da un unico principio ispiratore ed etico: la ricerca della verità.

 

Il primo appuntamento ha visto il coinvolgimento delle classi terze per le quali la scuola ha voluto confermare il progetto “Aldo Moro: La Storia d’Italia dalla Costituente ad oggi” del Consiglio Regionale della Puglia, a cura della Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale. La relazione “illuminante e coraggiosa” dell’onorevole Gero Grassi, proponente la Commissione d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro istituita nel 2013, ha reso una testimonianza appassionata basata su un impegno divulgativo instancabile, costruito città per città, scuola per scuola, fondato su anni di ricerca e studio di documenti che gettano una luce nuova su una verità storica non ancora restituita integralmente al nostro Paese, che legittimamente dovrebbe pretenderla. 

Come dovrebbe pretenderla sui tanti punti rimasti oscuri e senza giustizia della nostra Storia più recente, quella che ha riguardato le stragi di mafia del 1992 e che ha visto nell’attentato di via D’Amelio uno dei momenti più dolorosi e tragici. La battaglia per la verità e la giustizia combattuta in prima persona da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, massacrato insieme alla sua scorta il 19 luglio del 1992, è stata oggetto dei due incontri programmati nella giornata del 2 maggio, in collaborazione con il Festival “Il Libro Possibile” di Polignano. Incontri che si sono avvalsi di due relatori di eccezione, Salvatore Borsellino, attivista e fondatore del Movimento delle Agende Rosse, e Marco Lillo, giornalista d’inchiesta, vicedirettore del Fatto Quotidiano e coautore, insieme a Sara Loffredi, del libro “La casa di Paolo”: un percorso di lettura proposto alle classi terze, che si è concluso con l’incontro programmato per loro presso il Cinema Teatro Italia, nel quale entrambi i relatori si sono spesi con generosa disponibilità e hanno risposto con accurata completezza alle domande poste dai ragazzi, cogliendo ogni occasione per veicolare messaggi di alto valore civico e formativo.

Vibrante e commossa la testimonianza che Salvatore Borsellino ha consegnato al pubblico intervenuto nel pomeriggio del 2 maggio in occasione dell’incontro rivolto al territorio nell’ambito della rassegna “Incontri d’autore: voci, pagine, parole…”: una testimonianza di straordinaria forza morale, senza filtri, che, mediata con grande garbo, umiltà e professionalità da Marco Lillo, ha scosso le coscienze dei presenti in una quanto mai silenziosa e coinvolta Sala del Belvedere, del nostro Palazzo Imperiali.

Viene da chiedersi quanti di questi preziosi semi attecchiranno nei giovani destinatari di questi incontri e se sia giusto inculcare così presto in loro la consapevolezza dei tanti punti oscuri che si accompagnano alla Storia del nostro Paese. L’auspicio è che questi straordinari esempi di forza morale e civile, l’anelito di verità che sono stati capaci di muovere nelle giovani coscienze dei destinatari, possano un giorno portarli in direzione dell’impegno civico e della costruzione di una memoria collettiva. D’altra parte, come scriveva Aldo Moro, “quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”.